Il Reato di Deepfake: Cos'è e Come Difendersi? (Guida 2026)

Il Reato di Deepfake è una delle novità più importanti introdotte nel diritto penale italiano negli ultimi anni. L’art. 612-quater c.p., infatti, nasce per rispondere a un fenomeno che cresce rapidamente e che, proprio per questo motivo, rischia di colpire chiunque. Oggi l’intelligenza artificiale permette di creare immagini, audio e video che sembrano autentici. Tuttavia, questi contenuti possono essere completamente falsi. Inoltre, poiché bastano pochi clic per diffonderli, il danno può diventare immediato e molto serio. Per questo il legislatore ha inserito una norma dedicata, pensata per proteggere la persona da manipolazioni digitali che, spesso, risultano difficili da riconoscere. Dal 10 ottobre 2025, infatti, diffondere un contenuto generato o alterato con sistemi di AI senza consenso, e idoneo a ingannare, diventa un reato punito con la reclusione da 1 a 5 anni. Con la presente guida ti spiegheremo in modo semplice e accessibile cosa prevede la legge, quali rischi comporta e come ci si può difendere in caso di Deepfake.

Reato di Deepfake: Cos’è e Perché è Stato Introdotto? 

Il Reato di Deepfake è la risposta del legislatore a un problema ormai evidente che riguarda soprattutto i reati da “Codice Rosso”. Oggi infatti, con la possibilità di generare contenuti di qualsiasi tipo con intelligenza artificiale, la tutela di diritti fondamentali della persona non è più garantita dall’esistenza di fattispecie di reato tradizionali ma necessita, come nel caso del deepfake, di strumenti penalistici al passo coi tempi, capaci di perseguire e punire i nuovi criminali informatici. L’art. 612-quater c.p., quindi, è stato introdotto perché le fattispecie già esistenti, come ad esempio la diffamazione o il revenge porn, richiedevano forzature estreme in punto di diritto, ai limiti con il rispetto del principio di tipicità, per consentirne la configurabilità a casi concreti caratterizzati dalla circostanza che le condotte contestate sono state commesse col mezzo informatico o comunque con l’ausilio di AI.

Reato di Deepfake: Quando entra in vigore? 

Il Reato Deepfake previsto dall’art. 612-quater c.p. è in vigore dal 10 ottobre 2025.

Reato di Deepfake: L'impatto dell'AI Act Europeo

L'entrata in vigore del Regolamento UE sull'Intelligenza Artificiale (AI Act) ha introdotto una disciplina rigorosa per contrastare i rischi legati alla manipolazione digitale. Secondo la normativa europea, "i contenuti generati tramite sistemi di IA che presentano somiglianze ingannevoli con persone, oggetti o eventi reali - i cosiddetti deepfake - devono essere chiaramente contrassegnati come artificiali". L'inosservanza di questi obblighi di trasparenza non solo espone a pesanti sanzioni amministrative, ma aggrava la posizione dell'autore nel caso in cui il deepfake configuri fattispecie di reato come la diffamazione o il trattamento illecito di dati personali. Per il diritto italiano, l'AI Act funge da bussola interpretativa, inasprendo la valutazione della colpevolezza nei casi di manipolazione dolosa dell'identità digitale.

Reato di Deepfake: Cosa Prevede l’Art. 612-quater c.p.?

La norma punisce chiunque cagioni un danno ingiusto ad una persona,  cedendo, pubblicando o altrimenti diffondendo, senza il suo consenso, immagini, video o voci falsificati o alterati mediante l'impiego di sistemi di intelligenza artificiale e idonei a indurre in inganno sulla loro genuinità. La pena prevista va da 1 a 5 anni di reclusione.

Attenzione: poiché l'art. 612-quater c.p. prevede una pena nel massimo non inferiore ad anni 5, in casi del genere, in base all'art. 280 comma 2 c.p.p., è applicabile la misura della custodia cautelare in carcere. 

Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è:

  • connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio; 
  • commesso nei confronti di persona incapace per età o per infermità, o di una pubblica autorità o a causa delle funzioni esercitate. 

Perché basta anche un Solo Inoltro per integrare il Reato Deepfake? 

Basta anche un solo inoltro per integrare il Reato di Deepfake perché "anche una sola condivisione può danneggiare la reputazione di una persona" innescando la rapida diffusione del materiale ad un pubblico indefinito di utenti.

Reato di Deepfake: L'Uso Personale è consentito? 

Spesso i nostri clienti quando ci pongono domande in materia di deepfake, ci chiedono, creare immagini o video con AI e tenerli per sé è reato?

In linea teorica no, però attenzione!

Infatti, se tale materiale divenisse oggetto di cessione, o di diffusione o comunque di pubblicazione ovviamente si. Quindi, non si risponderebbe penalmente solo se il materiale realizzato non venisse mai mostrato ad altri.

Reato di Deepfake: Quali Comportamenti integrano l'art. 612 quater c.p.?

A titolo esemplificalativo, rappresentano comportamenti idonei per integrare il reato deepfake:

  • Deepfake Pornography (Revenge Porn AI): un video che mostra la vittima mentre compie atti mai avvenuti;
  • Vishing (Voice Phishing): un audio in cui la voce della vittima è clonata; 
  • Phishing: truffe via email o messaggio;
  • una foto creata con IA che ritrae la vittima senza il suo consenso;
  • una qualsiasi falsificazione capace di screditarne la reputazione;
  • un contenuto creato per ricattare la vittima.

Reato di Deepfake dal Revenge Porn: Quali Differenze?

La differenza è importantissima tanto quanto la gravità delle conseguenze che ne derivano.

Come Prevenire e Riconoscere un Deepfake: Consigli Pratici

Nonostante la perfezione raggiunta dalla AI, esistono ancora "segnali spia" cosi detti “artifact”, che possono aiutarci a smascherare un falso. Vediamo insieme alcuni di questi nell'ambito di attività che possiamo definire "analisi visiva e auditiva":

  • Battito delle ciglia: Spesso i deepfake presentano un ammiccamento innaturale o troppo raro.
  • Bordi e ombre: Osservare il confine tra il viso e i capelli o il collo. La presenza di sfocature o ombre che non seguono il movimento è un indice di alterazione.
  • Sincronia labiale: Verifica se il movimento delle labbra corrisponde perfettamente ai suoni, specialmente con le consonanti occlusive (P, B, M).

Ma senza entrare nel tecnico, a casa e in famiglia, quali precauzioni possiamo adottare per evitare di incorrere in conseguenze dannose a causa di un Deepfake?

A seguire un breve elenco non esaustivo per fornire una prima idea di regole precauzionali di base contro il reato di deepfake:

  • La "Parola d'Ordine" Familiare: Stabilisci a casa una parola chiave segreta da usare in caso di chiamate di emergenza sospette;
  • Verifica su più canali: Se ricevi una richiesta di denaro via voce o video, chiudi la comunicazione e richiama la persona su un numero di telefono sicuro o un altro canale;
  • Proteggi i tuoi dati biometrici: Imposta i profili social come privati e limita la diffusione di video in alta risoluzione dove parli direttamente in camera. Questo perché, ad oggi, meno "materiale sorgente" lasciamo online più difficile sarà rimanere vittima di deepfake;
  • Social e account: utilizza passwords complesse, ad esempio alfanumeriche.

Reato di Deepfake: Come Difendersi? 

Pur essendo comune lo scenario, la risposta cambia molto a seconda che si stia difendendo la vittima oppure l’autore del reato. Non cambiano invece le necessità di natura informatica che possono sorgere in entrambi i casi durante il processo penale ai fini della prova. Infatti, spesso, quando si ha a che fare con indagini per reati informatici, il loro accertamento richiede competenze e conoscenze di natura strettamente informatica che sicuramente non si trovano sui codici o sui libri di diritto. In casi del genere, quindi, diventa indispensabile conciliare l’esigenza di certezza della prova in sede penale, richiesta dall’art. 533 c.p.p., con la particolare natura dei dati tecnici in questione. Ciò è possibile mediante l’imprescindibile ausilio di tecnici informatici, detti anche, in sede processuale, Consulenti Tecnici di Parte (CTP), che si occupano di individuare, estrarre e conservare le prove informatiche affinché possano essere utilizzate validamente in giudizio. 

Reato di Deepfake: Perché la Prova Informatica è Importante per la Difesa?

La prova informatica è importante per la Difesa innanzitutto perché nella maggior parte dei casi, in materia di reati informatici, l’accusa si limita a svolgere indagini superficiali non idonee a fornire la prova sulla riconducibilità del deepfake al suo autore/creatore digitale.

Ad esempio, “il file incriminato era sul PC dell'imputato", quando invece in materia di informatica forense l'indagine difensiva tecnica può dimostrare, che quel file: 

  • è stato depositato da un malware;
  • che l'accesso è avvenuto da remoto;
  • che il timestamp è stato alterato, alterando completamente il quadro probatorio;
  • che l’accesso è stato effettuato con un dispositivo non di proprietà del soggetto accusato

Reato di Deepfake: Quali Prove e Tracce Informatiche si Cercano?

Forniamo un elenco non esaustivo di alcune tra le più importanti prove informatiche che vengono cercate per provare l’esistenza del reato di deepfake:

  • Analisi dei Log e Tracciamento di Rete: I log sono registrazioni cronologiche di eventi avvenuti in un sistema informatico o in una rete. Contengono dati su accessi, errori e trasferimenti di file.
  • Analisi del Traffico IP e Instradamento: L'indirizzo IP è l'etichetta numerica che identifica univocamente un dispositivo collegato a una rete. Le indagini tecniche analizzano l'instradamento dei pacchetti dati per risalire alla sorgente di una comunicazione.
  • Analisi dei Metadati e Proprietà dei File: I metadati sono "dati che descrivono altri dati". Ad esempio, una foto contiene Metadati EXIF che "rivelano il modello della fotocamera, l'ora esatta dello scatto e spesso le coordinate GPS".
  • Malware Forensics e Analisi dei Virus: L'analisi dei software malevoli (malware) serve a capire se un computer è stato infettato da trojan o ransomware che hanno preso il controllo del sistema all'insaputa dell'utente.

Reato Deepfake: Come Difendere la Vittima?

  • Se si è Vittima di Deepfake la prima cosa da fare è presentare querela recandosi presso le Forze dell’ordine, in particolare alla Polizia Postale, o rivolgendosi a un Avvocato Penalista. Durante le indagini preliminari e quindi prima che cominci il Processo Penale a carico dell’autore del reato sarà possibile:
  • svolgere indagini difensive;
  • presentare atto di denuncia-querela;
  • nominare consulenti di parte.

Inziato il Processo Penale:

  • costituirsi parte civile nel processo penale;
  • chiedere un risarcimento per il danno subito;
  • nominare un CTP.

Proporre querela in sede penale non è l’unica soluzione. Alla vittima è fatta salva sempre la possibilità di procedere civilmente.

Reato di Deepfake: Come Difendere l’Autore del Reato?

Un indagato può difendersi dimostrando, mediante una consulenza tecnica di parte, che nel caso a lui contestato non ricorrono gli elementi richiesti dalla norma perché si abbia consumazione, in particolare:

assenza di dolo;

• la condotta contestata è ascrivibile ad altra persona;

• non idoneità ingannatoria del contenuto;

• mancanza di nesso con la diffusione;

• errore sulla genuinità del materiale;

• cattiva conservazione delle prove digitali.

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